Archivio mensile:maggio 2012

La fuga da casa. Papà Piero: “Per fortuna il Vietnam non è dietro l’angolo”

Standard

“Mia figlia, 10 anni, nei momenti di incazzatura minaccia di scappare di casa e di andare in Vietnam. I riferimenti li ha tutti. Per fortuna il Vietnam non è dietro l’angolo…. ma durante l’adolescenza (ormai alle porte) le bimbe-ragazze-donne fanno delle cose da incoscienti ….”

(fonte: it.sociale.adozione)

Annunci

La fuga da casa. Film: “I quattrocento colpi” di François Truffaut (1959)

Standard

L’immagine che mi è rimasta dentro è questo ragazzino che scappa e corre verso il mare. E’ stato il primo film che ho visto sui preadolescenti difficili e mi ha lasciato una grande poesia con retrogusto di amarezza. Merita di essere preso in considerazione.

Il piccolo Antoine, quasi ignorato da genitori distratti, risponde a un’evidente mancanza di affetto con atti di ordinario rifiuto delle consuetudini civili e finisce in riformatorio.

Per chi ama i bambini e l’arte di raccontare il loro mondo di Truffaut

La fuga di Caty: “Il patto”

Standard

Ci sono tre amiche di Caty di là. In questa settimana ho cercato di andarle incontro evitando qualsiasi conflitto. Non ho mancato, però, di esprimere le mie ragioni al bisogno.

Ad esempio, porta l’amica a casa, mettono a soqquadro la stanza da letto e, ad una settimana, non c’è alcun segnale di riordino. Stasera mi porta a casa altre tre amiche.

Ho stabilito un patto: domani tutto in ordine altrimenti le amiche qui non entrano. Si avvererà qualcosa di positivo? L’ho detto con calma, ma quanta fatica!!!

La fuga da casa. L’esperto: “Adolescenza. Prospettiva per genitori”

Standard

di Franco Carola – psicologo 

Sono stati selezionari i passaggi più importanti. Chi vuole leggere l’articolo completo veda la fonte.

L’adolescenza di un figlio viene spesso accolta con un misto di curiosità e apprensione. I cambiamenti fisici e gli assestamenti emotivi in atto nella progenie sono sovente imperativi e categorici, non lasciano molto spazio e tempo a riflessioni di sorta.

L’urgenza di capire “cosa stia accadendo” diviene priorità assoluta.

Se spostiamo il vertice di attenzione di questo ricco e problematico passaggio di crescita e focalizziamo la nostra attenzione non più sul figlio, ma sui genitori, potremmo incontrare differenti e intriganti ambiti di approfondimento, di cui due particolarmente ricchi di spunti di riflessione.

(…) È sempre necessaria la chiarezza su chi sia il genitore e chi l’adolescente!

Il figlio rischia di vedersi negare la possibilità di entrare in un sano conflitto col genitore, momento di profonda affermazione di Sé e delle proprie distintive caratteriali.

L’adolescenza di un figlio adottivo, poi, necessita più che mai di attualizzare e manifestare tale conflittualità; essa si configura come una maniera naturale per cercare una risoluzione profonda e definitiva dei conflitti intrinsechi alla propria condizione di non consanguineità.

Il momento del “litigio”, del “non sono d’accordo”, “non mi riconosco come tuo figlio”, tanto temuto dal genitore, è un passaggio essenziale nella definizione di una nuova, sana identità del giovane che si affaccia all’età adulta; è un sistema per superare quella dicotomia tra il “sono figlio vostro” e il “sono figlio di un abbandono”, per giungere a un “io comunque esisto e sono grato per ciò che sono”.

Parimenti, genitori che abbiano attraversato l’adolescenza senza scioglierne i principali cardini psicoaffettivi e le relative problematicità, potrebbero rifiutare i cambiamenti che vanno manifestandosi nel figlio svalutandone il processo di crescita o rendendosi particolarmente ostili a ogni tentativo di quest’ultimo di creare un dialogo “tra adulti”. È questo il caso in cui vediamo genitori completamente insensibili ai messaggi di aiuto lanciati dai propri figli o, nel caso di figli adottivi, di padri e madri che “delegano” alla questione dell’adozione tutte le problematicità che emergono nella vita del giovane. Ridurre ogni problema a una questione legata all’adozione determina il rafforzamento, nell’identità del giovane, di un “Io”la cui esistenza è legata solo alla propria condizione di stirpe e non a quanto si sta sviluppando in lui come essere umano. Rispondere a un comportamento aggressivo, ad esempio, “leggendolo” come frutto del fatto che “lui è adottato e ci aspettavamo avrebbe creato problemi”, si pone come un vero e proprio diniego assoluto del problema. Tale situazione, più comune di quanto non si pensi, reca in se stessa una profonda svalutazione dell’adolescente adottato che vede d’innanzi a sé i propri cari in una posizione altamente difensiva; qui si produce un ulteriore strappo e la possibilità di una crisi totalmente irrisolvibile: una frattura intrafamiliare insanabile.

L’etimologia del termine adottare (dal latino optare, cioè scegliere, preceduto dal rafforzativo ad) indica la dimensione della scelta, intrinseca alla costituzione di un patto genitoriale di tipo adottivo.

Anche il figlio è chiamato nel tempo, soprattutto in adolescenza, a effettuare una scelta e decidere di essere figlio di quei genitori. In tale senso il legame familiare va visto in termini di “patto”, termine che richiama ad aspetti paritetici di etica del legame.

La coppia, in concomitanza con l’entrata del figlio adottato in adolescenza, spesso riattraversa le motivazioni che l’hanno spinta alla scelta adottiva. Le verifiche alle quali è di continuo sottoposta dal figlio, il quale spesso nega ai propri cari un esplicito riconoscimento per gli sforzi fino ad ora compiuti nel creare un giusto e solido legame familiare, mettono a dura prova entrambi i genitori; essi si trovano a doversi interrogare nuovamente sulle scelte compiute e sui numerosi dubbi e paure già presenti ed elaborati nel periodo di attesa di abbinamento con il figlio. Tornano a galla fantasmi circa la provenienza di stirpe, domande circa le somiglianze genetiche, dubbi circa la propria adeguatezza a coprire il ruolo genitoriale. E anche quando tutte le questioni citate non apparissero spontaneamente, ci penserebbe il figlio a ricordarle attraverso le sue crisi improvvise, i suoi comportamenti non sempre prevedibili, i suoi richiami talvolta drammatici.

La coppia rischia di scoppiare sotto il peso di atmosfere cupe, drammatiche, ostili,alle volte insostenibili. I genitori cercano una strada di comunicazione col proprio figlio e si trovano a dissentire sul comportamento del coniuge: “volano” accuse, insulti, richiami a una maggiore maturità ecc.

La coppia attraversa una profonda mutazione: cresce insieme al figlio, ridiscutendo se stessa, la cultura familiare creata e sostenuta fino ad allora, i capisaldi del progetto che l’ha portata ad avvicinarsi a un progetto adottivo. I radicali cambiamenti di questo periodo possono sembrare prove troppo dure, tanto che alcuni genitori attraversano profondi stati depressivi, a volte rabbiosi e dolorosi. Il coniuge rischia di non essere più valido sostegno e le sensazioni di solitudine prendono spazio.

Ma questo è ciò che anche il figlio sperimenta! La sensazione di non appartenenza, di dover creare una nuova identità dal nulla o da uno strappo originario, provoca vissuti di solitudine profonda che figli e genitori condividono, il più delle volte inconsapevolmente.

Una madre che si sente sola e scoraggiata, un padre che prova emozioni altrettanto forti e un figlio che si vive solo contro il mondo. È dall’incontro di queste tre solitudini che rinasce la famiglia, luogo sicuro dove potranno rincontrarsi tutti e tre come adulti. Tre persone rinnovate che condividono una nuova consapevolezza di sé e dei propri amati.

Vi è un’unica certezza circa questo critico passaggio familiare: l’adolescenza finisce!

E quando ciò accade, il più delle volte si scoprirà che l’amore tra i membri della famiglia è stato rinnovato, riconfermato e non sarà più messo in dubbio!

(fonte: genitorisidiventa.org)

La fuga da casa. Il personaggio: “Rosaria Costa, vedova Schifani”

Standard

Questa settimana c’è stato il ventesimo anniversario della Strage di Capaci  (23  maggio 1992-2012).                            

Si lo so, non c’entra niente con il post-adozione, ma non possiamo dimenticare Giovanni Falcone e la sua scorta.

Rosaria Costa è rimasta vedova poco più che ventenne, mamma di un bimbo di quattro mesi.  Poteva lasciarsi andare e sprofondare nella sua solitudine e dolore. Non è un po’ quello che è successo ad alcune madri biologiche dei nostri figli? Lei ce l’ha fatta con la sua forza e l’appoggio delle persone che l’hanno amata.

Se n’è andata Rosaria, se n’è andata dalla sua città per rifarsi una vita, per crescere suo figlio lontano dalla mafia. Si può dire che è  fuggita da Palermo, ma è sempre tornata con la testa  per cercare  verità e giustizia.

Ecco il filo conduttore che ci accomuna a Rosaria: la lotta contro l’ingiustizia.

Comunicazione Università Cattolica Sacro Cuore Milano: “Questionario sul post-adozione”

Standard

In questi giorni stanno arrivando i questionari  ANONIMI sulla situazione degli adolescenti adottivi in Italia. Noi come famiglia abbiamo avuto il piacere di partecipare. Invitiamo tutti quelli che l’hanno ricevuto a mettersi a disposizioni. Penso che emergeranno considerazioni interessanti.

Di seguito la lettera di presentazione dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano:

“Gentile famiglia,

siamo lieti di comunicarti che siamo giunti alla seconda fase della ricerca (iniziata ormai da due anni) e condotta dal centro Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano sulle relazioni familiari e sulla costruzione dell’identità degli adolescenti e giovani adulti in adozione internazionale e nazionale.

Ti ringraziamo per la tua preziosa collaborazione nella prima fase della ricerca a cui hai preso parte attraverso la compilazione di un questionario (a cura di padre, madre e figli adottivi). Le ricerche scientifiche sulle tematiche adottive in Italia non sono molto numerose e sono pochi quindi i riferimenti e i feedback a disposizione degli operatori del settore: per questo motivo è così importante la tua partecipazione alla buona riuscita della presente ricerca.

Vi ringraziamo sin da ora per l’attenzione e il tempo che ci dedicherete.”

Per ulteriori informazioni http://www.unicatt.it

La fuga di Caty: “Tecniche di visualizzazione”.

Standard

Immaginiamo che la figlia della mia amica sia come Caty, cosa le consiglierei?

 “Lascia accadere le cose. Se verrà bocciata prenderete provvedimenti.

Adesso proponile solo qualche sana riflessione.

Osserva quello che fa, ma non infastidirti.

Continua le tue attività senza farti distogliere da lei.

Pretendi educazione e il rispetto dei patti”.

La fuga di Caty: “Dovremo prendere una decisione”

Standard

Sara, com’era ovvio, si è fermata anche a pranzo così non abbiamo ancora parlato. Alle quattro sono uscite di nuovo e mentre sto scrivendo ricevo una mail dove mi avvisa che non rientrerà prima delle dieci.

Questa è la vita di Caty: cazzeggio, strada, frequentazioni discutibili. Non si capisce cosa intende fare della scuola, tre insufficienze nel primo trimestre. Lavoricchia nel fine settimana ma non è un lavoro che si potrà trasformare in stabile.

Ricominceremo di nuovo con lo strascicare le giornate tra letto, computer, cellulare e TV? Mi dispiace, non ce la faccio. Preferisco una soluzione definitiva. Vedremo se nei prossimi giorni si potrà fare il punto della situazione con lei.

La fuga da casa. L’esperto: “Riconoscere il dolore di diventare grandi”

Standard

di Gustavo Pietropolli Charmet (psichiatra) e Loredana Cirillo (psicologa)

Agli esperti in materia di adolescenza che ogni giorno incontrano genitori e figli nel trambusto delle vicende evolutive adolescenziali, sono cari i temi della protezione e dell’emancipazione, concepiti come due facce della stessa medaglia. (…) Ma si tratta anche di un duplice compito che spetta ai genitori assolvere: svolgere una funzione protettiva che non sia troppo ingombrante o di ostacolo alla necessità di favorire l’autonomia e l’evoluzione.

 Proteggere senza ansia

 (…) Per svolgere una reale funzione protettiva senza cadere nel controllo ansioso e controproducente, ai genitori cerchiamo di rispondere incoraggiandoli ad accettare loro per primi l’idea che sia doloroso crescere. Ci sembra che si lavori educativamente in modo più efficace se si riesce a condividere il dolore dei figli dovuto ai molti lutti che l’adolescenza comporta di elaborare: fine dell’infanzia, dell’onnipotenza, della tutela, del gioco creativo e di finzione per affrontare invece la grande solitudine, la sfida della costruzione di nuove relazioni di amicizia e di amore, col rischio di molti insuccessi.

 Le madri e i padri che “sanno” che la crescita comporta lo sviluppo della capacità di elaborare il dolore, non ridicolizzano la fatica dei figli e la loro ricerca di anestetici, di illusioni, di scorciatoie ma li sostengono nella ricerca delle nuove verità affettive, tollerando loro per primi il rischio che la separazione dal conosciuto comporta. (…) La funzione protettiva dei genitori diventa credibile e ricercata da parte dei figli se sono loro a garantire una discreta elaborazione del dolore e la motivazione a farlo diventare una risorsa per lo sviluppo dell’attività creativa; altrimenti i figli si rivolgono altrove e con i genitori fingono di crescere in anestesia emotiva. Alle madri e ai padri consigliamo di tener duro, se vogliono proteggere i figli dalle seduzioni del contesto narcisistico e dalla società dell’annullamento dei valori etici a favore dei valori estetici, sull’etica della responsabilità. Lo sviluppo della responsabilità svolge un’essenziale funzione protettiva nei confronti dei rischi di arruolamento del figlio nel casting dei ragazzi alla ricerca della visibilità a tutti i costi, compreso quello del tradimento del mandato familiare. (…) 

 Per poter dialogare con i figli e farsi spiegare cosa stia realmente succedendo nella loro mente e nelle loro nuove relazioni è necessario tenere aperto un canale di dialogo e ciò significa tenere basso il livello del conflitto all’interno della famiglia: se il conflitto si innalza troppo si odono solo rumori e non si capiscono più le parole e i silenzi. Se si combattono frontalmente le temporanee ideologie della crescita si rischia di non riuscire a svolgere l’essenziale funzione di donare senso, di garantire l’esistenza del tempo futuro, di far capire che si può ammettere l’importanza della bellezza, che si è in grado di familiarizzare il gruppo degli amici e il partner di coppia, svolgendo così anche nei loro confronti una utile funzione protettiva.

 Riuscire ad annettere questi aspetti all’interno della relazione, senza farci la guerra, significa legittimare il percorso di sviluppo del proprio figlio adolescente, garantendosi così non solo la propria presenza e la possibilità di partecipare senza essere tagliati fuori, ma addirittura un posto a sedere tra le prime file dello spettacolo che riguarda la loro crescita. Spesso le maggiori difficoltà educative e affettive, i più acclamati scontri tra genitori e figli adolescenti si condensano proprio attorno a quella linea sottile e spesso impalpabile che separa i confini esistenti tra la funzione protettiva e la spinta all’autonomia, alla crescita, all’emancipazione che ogni genitore sente di dover esercitare, a cui sente di dover dare ascolto.

 (…) Comprendere la mentalità, intercettare i codici attraverso cui prende parola e forza la spinta alla crescita dei moderni figli adolescenti, costituisce il principale fattore protettivo e insieme emancipativo, ovvero in grado di dare maggiori garanzie che si possa crescere senza troppi e gravi intoppi.

 Ma com’è questa mentalità, che faccia ha? E soprattutto quali sono in linea di massima gli aspetti che ormai sono entrati a far parte di questa moderna fisiologia? (…) Crescere per un adolescente contemporaneo significa innanzitutto riuscire a costruire un Sé sociale dalla forma accettabile, meglio ancora se ammantato di un riflesso splendente in grado di garantire consistenti quote di successo. Un Sé sociale quindi in grado di attivare il plauso degli adulti e dei coetanei che abitualmente incontra a scuola, nello sport, nei vari gruppi e sottogruppi sociali con cui si trova a confrontarsi. (…) Ha bisogno di tanti specchi sociali quante sono le persone che incontra, solo così potrà ottenere conferme della sua straordinaria unicità e del suo valore.

 (fonte: genitoriche.org)

La fuga di Caty: “Di nuovo qui”

Standard

Dopo mille scambi di SMS, Caty è tornata. Ha buttato tutto nella sua stanza, si è fatta una doccia veloce e se n’è andata di nuovo senza dire una parola.

Mio marito ed io eravamo preparati. Abbiamo continuato le nostre attività come se niente fosse. Al suo saluto abbiamo iniziato a preparare la cena.

E’ rientrata alle due e una quarto di notte con l’amica Sara che si è fermata a dormire da noi, giusto per avere il terzo incomodo che non consentisse uno scambio di idee chiaro e trasparente.

Ci metto la testa che in questa settimana è stata da Sara che le ha fatto da spalla parlandomi di un’altra amica che le avrebbe dato ospitalità.

Quante balle! Da mesi ne sono sommersa.

La fuga di Caty: “Possiamo parlare?”

Standard

–         Perché non rispondi al telefono? Almeno passa da casa che ci parliamo. Come possiamo risolvere le incomprensioni se non ci parliamo? Ogni volta che c’è stato un problema abbiamo sempre trovato una soluzione. La troveremo anche questa volta.

–         Sono fuori città e non ho tempo.

–         Sai che ci teniamo a te.

–         Sei tu che mi hai detto di andare via.

–         Ero molto arrabbiata: tre giorni a casa di Sara senza avvisare e farti sentire. Sfido qualsiasi madre a non arrabbiarsi.

–         Non è la prima volta che lo fai.

–         Ho sbagliato, ma si dà una possibilità anche al peggiore dei malandrini. Sai bene che se fissiamo un patto lo mantengo. Bisogna però parlarsi. Decidi tu quando.

–         Domani torno in città.

La fuga di Caty: “Telefonata all’amica del cuore”.

Standard

–         Pronto Sara? Sono la mamma di Caty? Mi sapresti dire dov’è? E’ da giorni che la cerco, ma non risponde al telefono.

–         Non la vedo da un po’. L’ultima volta era a casa di Clara.

–         Potresti parlarle tu? Dille di farsi sentire. Se non si parla non si può chiarire la situazione. In fondo tutto questo si è creato perchè mi ha detto che veniva a casa tua una sera, invece è rimasta tre notti senza avvisarci e senza farsi sentire. La stessa cosa l’aveva fatta la settimana prima piazzandosi a casa di Valeria. Per me è maleducazione e domenica ero molto incavolata. Si, le ho detto di andarsene se non accettava le condizione di un’educata convivenza familiare. Ma, sai bene anche tu che sei figlia e hai una madre, che certe esplosioni sono passeggere, poi bisognerebbe cercare il dialogo. Lei invece fugge.

–         Glielo dico sempre anch’io, ma non capisce. Comunque proverò a chiamarla e a parlarle. Ci sentiamo.

L’esperto: “Adolescente in fuga – lettera di una madre”

Standard

Cara dottoressa, sono una madre di 45 anni con una figlia quasi di 20 che circa 2 anni fa ha iniziato a dire che la limitavamo (io e il padre) nelle sue scelte (ha sempre fatto tutte le attività ricreative che chiedeva senza continuità). A casa si isolava nella sua camera davanti al PC chattava e pensava alla musica, anche se le chiedevo di fare ordine, mi ignorava. Diceva che l’università l’avrebbe fatta in un’altra città per fuggire da noi, ma la cosa è sfumata per vari motivi. Nel frattempo ha conosciuto un coetaneo che lavora e abita da solo, dopo 2 mesi ha detto che non poteva fare a meno di lui e che sarebbe andata a conviverci. Siamo riusciti a dissuaderla ma dopo un ennesimo litigio, ci ha detto che non sarebbe più tornata perchè non la capiamo e questo lo sappiamo perchè l’abbiamo chiamata noi al telefono. Se le concediamo un dito prende tutto il braccio, se neghiamo dice che la soffochiamo, si crea un mondo di false verità in cui vive, scoperta nega dando goffe giustificazioni.

 Risponde la psicologa

Cara Signora, dalla sua lettera si evince che sua figlia ha iniziato due anni fa ad esprimersi attraverso le classiche reazioni degli adolescenti e spesso, per raggiungere l’autonomia, i ragazzi hanno bisogno di contrapporsi a coloro che vengono ritenuti “nemici”. E spesso i genitori, per non sentirsi respinti, reagiscono concedendo e cedendo ad ogni richiesta. L’adolescenza è il periodo più critico sia per i ragazzi sia per i genitori; questi ultimi hanno una grande responsabilità e devono continuamente bilanciare stati emotivi contrapposti. Gli adolescenti che hanno questa esigenza di rendersi indipendenti (cerchiamo di ricordare come eravamo noi alla loro età) hanno modalità espressive anche molto provocatorie. L’adulto ha il compito di accompagnare la crescita, aiutando a far emergere sempre più una capacità riflessiva, il sapersi mettere nei panni degli altri, nell’ascolto delle proprie emozioni e di quelle degli altri. Si devono sanzionare i cattivi comportamenti e non la persona alla quale si deve sempre dare fiducia per un possibile cambiamento. Quando i ragazzi sentono che dietro la fermezza c’è l’amore, facilmente poi riescono a riprendere i rapporti interrotti. Non abbia timore, dimostri il bene e comunichi la capacità di attendere. Vigili comunque da lontano per sapere che non siano state intraprese strade cattive. Se i ragazzi lavorano e sanno mantenersi senza il bisogno di mamma e papà è un buon segno. Attenda fiduciosa. Auguri.

(fonte: oggi.it)

La fuga da casa. Darkie, 21 anni: “Alla ricerca della libertà”

Standard

“Da figlio adottivo capisco benissimo il desiderio di fuga: è dettato dall’incomprensione; quando uno si sente così non fa altro che cercare la cosa più istintiva in qualsiasi animale, la libertà. E perchè il 70% delle volte si torna indietro??? Perchè non si è in grado di autogestirsi!! Quindi, ripensandoci su, tutti quelli che sembravano problemi insormontabili, diventano solo fastidi in confronto a una casa calda, un letto, la tv, il computer, ecc…

 Questo però non vuol dire che il problema sia risolto, è stato solo rimandato, messo da parte…ma è solo una bomba ad orologeria, che è pronta a riscoppiare da un momento all’altro se non affrontata alla radice! Come una bomba, puoi tagliare i fili per renderla inoffensiva, ma chiunque può ricollegarla rendendola nuovamente attiva….

 E allora pongo una domanda che feci un po’ di tempo fa a mia mamma sulla quale vorrei che tutti riflettessero: “E’ giusto imporre ad un figlio adottivo di adattarsi ai genitori, o sono i genitori che si devono adattare a lui?”

 So che è una domanda molto arrogante e supponente…ma dato che da ragazzi adottati ci si sente spesso come “merce acquistata o acquisita” (perchè indicati o derisi da coetanei così….) SE TU ACQUISTI UNA MAGLIETTA CHE TI PIACE MA NON TI VA BENE ADDOSSO, LA CAMBI E NE PRENDI UN’ALTRA, NO?“… ecco, allora che ci si sente così, come quella maglietta, ogni volta che facciamo qualcosa che NON VA BENE…e allora ci si chiede: “Perchè mi avete voluto portar via da dov’ero se poi non vi va bene quello che faccio???”

 (fonte: forum AFAIV)

Comunicazione GenitoriChe: Convegno “Curare l’adozione”

Standard

Monya Ferritti, presidente dell’Associazione GenitoriChe e del Coordinamento CARE – Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in rete, interverrà al Convegno organizzato dal CISMAI – Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia.

Curare l’adozione.

Requisiti di “qualità” per gli interventi a favore dei minori adottati

29 maggio  2012 – dalle ore  10 alle 14

Sala Convegni del CNR

Piazzale Aldo Moro 71 – Roma

 

La partecipazione è libera e gratuita. Le persone interessate sono pregate di darne comunicazione alla Segreteria Organizzativa, entro il 25 maggio 2012, inviando mail indicante nome, qualifica, recapito telefonico, all’indirizzo: segreteria@cismai.org

.

L’esperto: “La fuga e la ricerca dell’identità personale nel giovane adulto”

Standard

di Maura Brugnoni – Psicologa  e  Psicoterapeuta

(…) A differenza del viaggio, la fuga è una partenza impulsiva, brusca, spesso solitaria, senza una meta precisa, che per lo più si verifica in un clima di conflitto con la famiglia o l’istituzione di cui fa parte il giovane.

La fuga si configura dunque come un agito, cioè un’azione irriflessiva. Rappresenta il desiderio di rottura, la ricerca di una nuova identità, l’opposizione all’ambiente di appartenenza come unica possibilità di affermazione dell’individualità personale. 

Più è grande il conflitto tra il bisogno di appartenenza a un ambiente spesso simbiotico, invischiante, e il bisogno di affermare il proprio sé differenziandosi, più la fuga tenderà ad assumere una forma patologica.Il dubbio e l’incertezza sulla propria identità induce l’adolescente a sentirsi vivo nel momento in cui parte per ricercare delle nuove identificazioni, che non può incontrare nel contesto in cui vive.

Oltre alla fuga da casa, si possono annoverare altre forme, alcune molto recenti, di allontanamento dall’ambiente e dalla realtà quotidiana, quali il mondo virtuale, l’alcool e le droghe, a cui il giovane fa ricorso in misura proporzionale all’intensità del disagio psicologico legato al senso di identità personale.

Nei casi più gravi si può assistere alla fuga dissociativa (allontanamento inaspettato da casa o dal posto di lavoro con incapacità di ricordare il passato e confusione circa le proprie generalità), alla depersonalizzazione (persistente percezione di distacco rispetto ai propri processi mentali e al proprio corpo) o al delirio (alterazione della coscienza che comporta una modificazione percettiva della realtà).

In definitiva, la fuga è una condotta a cui il giovane ricorre per discostarsi da una situazione di tensione, quando non dispone di strategie per affrontare e migliorare in altri modi le proprie condizioni di vita.

Ad adottare sistematicamente questo tipo di risoluzione disfunzionale, sono soprattutto i giovani e gli adolescenti per i quali il conflitto tra dipendenza ed indipendenza risulta più problematico, perché provenienti da un contesto familiare che non ha favorito un attaccamento sicuro, tale da promuovere lo sviluppo di un’identità autonoma.

Paradossalmente, infatti, le fughe sono più frequenti nei ragazzi per i quali il lutto delle immagini genitoriali infantili diviene patologico e, in questo caso, fonte di depressione.

(fonte: sito CERAL)

La fuga di Caty: “Scambio di SMS”

Standard

–         Sono molto triste. Torna a casa. Il saggio lascia casa con un lavoro sicuro e un posto stabile dove andare. Tempo un anno e mezzo, conclusa la scuola, e sarai libera. Torna a casa, non è ancora tempo di andare. Abbi la pazienza di costruire qualcosa prima di andartene. Torna a casa.

–         Sei tu quella che voleva che andassi fuori casa, no? Adesso ci sono, lasciami stare. Martedì me l’hai detto e sono andata da Clara e scommetto che sei stata bene. Non può che farmi piacere. Ciao!

–         Torna a casa con meno arroganza e la convivenza sarà più facile e piacevole. La tranquillità, non chiedo altro. Sei riuscita a gestirti con gli orari, puoi riuscire con la sincerità. La mia rabbia nasce da lì, voglio potermi fidare di te. Dove andrai, poi?

–         Non ho ancora trovato un posto.

–         Torna a casa, quando ti sarai organizzata ci penserai. Ti voglio al sicuro e al caldo, non con il trolley per la strada. Se porti pazienza avrai un futuro pieno di soddisfazione. …ci sono le lasagne della nonna…

–         …….

–         Ho trovato da dormire da un’amica. Rimango da lei finchè non decido. Perché dovrei tornare? Perché domani ho scuola?

–         Perché questa è casa tua finchè non avrai l’autonomia e un posto tutto tuo dove stare. Torna, il portone è già aperto. Tra un po’ arriva anche papà e dimentichiamo questa brutta giornata

–         No, non torno, sto da lei.

La fuga di Caty: “La partenza”

Standard

Caty è uscita di casa con la sua valigia e lo zaino in spalle. Non è la prima volta che assisto a questa scena. Questa volta però c’è qualcosa di diverso. Forse il mio sentire interiore. Forse la sua risolutezza.

–         Sei sicura di quello che stai facendo?

–         Sì.

Mi dispiace per quanto sta accadendo. So che tra qualche giorno non starò bene. Sento anche che doveva accadere e che, se deve accadere, è meglio che accada adesso.  Non so dove ci porterà tutto questo. Se devo essere onesta vedo solo catastrofe.

Caty è arrivata da noi otto anni fa. Aveva dieci anni. Ha degli splendidi occhi azzurri e un sorriso che ammaglia. Ce ne siamo innamorati subito. Non sono stati facili questi otto anni, ma eravamo fiduciosi che avrebbe capito. Avrebbe accettato la nuova famiglia, la nuova città e i nuovi amici. Sottinteso che, per primi, noi avremmo dovuto capire e accettare lei.

Adesso che se n’è andata, capisco che quello che conta non sono le domande tipiche che si pone una coppia che sta per adottare: in quale classe la inseriremo, imparerà presto l’italiano, sarà felice con noi, accetterà il nuovo cibo, saprà amarci? La domanda giusta, quella che determinerà la riuscita di un’adozione è: la nostra potrà diventare una relazione autentica?

Non c’è dubbio che abbiamo fallito. Siamo partiti con l’idea che gli adulti siamo noi. Noi abbiamo azionato la leva dell’iter adottivo. Noi abbiamo deciso di adottare. Noi abbiamo adottato una bimba. Caty, però, non ha mai adottato noi. O meglio, ha accettato la situazione i primi anni del suo ingresso in famiglia, costretta dalla tenera età. Giunta nell’adolescenza, ci ha allontanati sempre di più fino ad arrivare ad oggi, diciotto anni e l’insofferenza di un animaletto selvatico.

Nessuna regola, nessun rispetto, pretese solo pretese. Nessun impegno per la scuola, anticamera di una prospettiva di lavoro per essere libera. No, tutto e subito, senza fatica ed impegno.

Oggi se n’è andata e i libri sono rimasti qua. La sua è una vita impostata ai minimi termini: mangiare, dormire e divertirsi. Le sue amicizie rispecchiano questo vivere ai minimi termini.

Vedo spesso, qui in centro, una donna senza fissa dimora che trascina il suo trolley. Caty se n’è andata con il suo trolley rosso. Spero che la storia non si ripeta. Spero che capisca. Spero che tutto si aggiusti prima che avvenga l’irreparabile.

Comunicazione ICYC: “Seminario sul post-adozione”

Standard

L’Associazione Famiglie Adottive pro ICYC, orientata da molti anni all’adozione di bambini per lo più grandi, provenienti dal Cile ma aperta anche ad altre realtà, organizza un corso sul post adozione.  

L’arrivo e l’inserimento in famiglia di un/a  bambino/a  in età scolare rappresenta uno dei passaggi più delicati ed importanti di tutto il percorso adottivo.  L’assistenza ed il monitoraggio sono i più efficaci strumenti per affrontare questa fase con serenità e consapevolezza.

L’incontro è vivamente consigliato anche alle coppie in attesa, per affrontare un’adozione consapevole attraverso il confronto diretto con famiglie più esperte e operatori del settore

 

GIORNATA SUL POST

Per  Orientarsi  Senza  inToppi

sabato 26 MAGGIO  – dalle 10.00 alle 18.00

 Antica Pietrara – Via della Pietrara 4 – Formello (RM)

 

Disponibile il servizio di baby sitting. La Villa sarà totalmente riservata all’Associazione Famiglie Adottive Pro Icyc, pertanto i bambini avranno la possibilità di giocare all’aria aperta, in totale libertà e sicurezza, nei grandi spazi esterni di cui la struttura dispone. Per raggiungere l’Antica Pietrara visitate il sito http://www.anticapietrara.com/

Costo di partecipazione:  eur 50 a famiglia. Costo del pranzo:  eur 30 euro a persona per gli adulti e 20 euro per i bambini. Costo pernottamento:  eur 110 euro a camera (colazione inclusa), per chi fosse interessato.

Per motivi organizzativi  vi chiediamo di prenotare  entro il 10 MAGGIO telefonando nella sede dell’Ente al n° 06/68806528 o al n° 338/1015630.

 

Famiglie Adottive pro ICYC onlus

Piazza del Torraccio di Torrenova 28 – Roma

e-mail: adozioni@proicyc.org

sito: http://www.adozionefamiglieicyc.org/

La fuga da casa: “Forse è arrivato il momento”

Standard

Per una madre non è mai il momento che un figlio se ne vada di casa. Sembra sempre che ci sia qualcosa di più da imparare, qualcosa in più da trasmettere, uno strumento da lasciare in più come dote per affrontare la vita. S’immagina che una figlia se ne possa andare dopo aver trovato la sua strada: avere un titolo di studio o una professione, un lavoro con cui mantenersi. Se poi ci fosse anche un compagno di vita ci sentiremmo più tranquille perché la vedremmo più protetta. Sappiamo bene che la vita reale non è così. I compagni di vita non sempre sono tali e il posto di lavoro a volte una chimera. Ci sconvolge, però, che i nostri figli siano molto spesso  irrequieti sin dalla prima adolescenza, quando le statistiche in Italia danno per certo che una buona percentuale di giovani adulti rimane in famiglia oltre i 30 anni. La crisi economica ha peggiorato questo aspetto.

Molti dei nostri figli, invece, sono trepidanti. L’insofferenza delle regole familiari, la difficoltà a creare un buon rapporto con le figure genitoriali ed adulte fa nascere la necessità di prendere il volo il prima possibile, per dove non si sa. Una cosa ho imparato: i rapporti familiari tra genitori e figli adottivi non sono “classici”.  In alcuni casi non posso pretendere che un ragazzino abituato a razzolare per le strade per sopravvivere sia ligio agli orari canonici di una famiglia o abbia una visione della vita ordinaria. Lo può fare per un certo periodo, per compiacerti, ma prima o poi la sua anima libera si rivelerà. E’ allora che una madre dovrà chiedersi se è arrivato il momento di mollare, per i figli già grandi, intendo. Certo si vorrebbe che la cosa avvenisse in maniera civile. Invece lo strappo non è mai piacevole e molte volte è preceduto da profonde incomprensioni e affermazioni aggressive.

Ci sono vari tipi di fuga: la fuga da casa è la più comune, ma vi è anche la fuga dal rapporto e la fuga dalle responsabilità. Non è detto che un figlio tutto casa e famiglia sia un figlio con la “F” maiuscola: dipende dal rapporto sottostante. Quello, secondo me, fa la differenza e vale anche per i figli bio.

A differenza del mese precedente ci sarà una piccola storiella intitolata “La fuga di Caty”. Caty è una ragazza immaginaria, come la storia,  prototipo di ciò che potrebbe accadere nelle nostre famiglie. Seguiranno via via riflessioni sul tema.

La solitudine delle mamme. Il punto

Standard

Concludiamo questa sezione ricordando gli interventi a nostro avviso più significativi.

–         Mamma Gio e papà Enrico ci hanno trasferito un po’ della loro saggezza di genitori collaudati

–         Abbiamo ospitato la filosofa Michela Marzano con la sua riflessione sull’amore

–         Abbiamo apprezzato la poesia di Mamma BLOG che ci ha trasmesso quanto sia doloroso e al contempo entusiasmante tenere tra le braccia un bambino speciale

–         Ringraziamo Katia per averci illustrato il suo punto di vista di mamma bio e Gioia per il suoi commenti

Nel mese di maggio si aprirà un nuovo capitolo sulla “fuga da casa” che ci accompagnerà indicativamente fino a metà giugno.

Comunicazione AFAIV: “Progetto adozione e affido”

Standard

Nell’ambito del progetto ““ADOZIONE E AFFIDO: PREVENIRE LE CRISI FAMIGLIARI ATTRAVERSO LA RELAZIONE D’AIUTO”, abbiamo organizzato un Convegno in collaborazione dei partners progettuali (la Cooperativa Sociale “La Miniera di Giove”, il Centro per la Famiglia “La Casa di Varese” Onlus e l’Associazione Culturale “Le Tracce” di Cittiglio) con il Patrocinio e la collaborazione del Comune di Varese. 

ADOZIONE & AFFIDO:

SFIDE E RISORSE DELLA FAMIGLIA

Sala Giuseppe Montanari – Via dei Bersaglieri – Varese

Sabato, 19 maggio 2012, ore 8,45-17,00

   

In corso richiesta accreditamento presso Ordine degli Assistenti Sociali Regione Lombardia

 Per maggiori informazioni vedi

sito web: http://www.afaiv.it ;  e-mail: info@afaiv.it

Associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita Onlus
Sede: Via Matteotti 20 – 21051 Arcisate (Va)
Tel. e fax 0332 475333