Archivio mensile:febbraio 2012

Post adozione. Libro: “Figli Adottivi Crescono”

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    Marco Chistolini e Marina Raymondi

    “Figli adottivi crescono”-  Adolescenza ed età adulta:    esperienze e proposte per operatori,  genitori e figli.

     Franco Angeli 2010

Il Prof.Chistolini, consulente CIAI, ha scritto assieme a Marina Raymondi “Figli adottivi crescono”, una libro che offre spunti di riflessione, oltre che sulla ricerca delle origini dei nostri figli, anche sull’attaccamento romantico nella ricerca del partner e sui comportamenti degli adulti adottati di fronte alla genitorialità. Lo stesso autore evidenzia la difficoltà di parlare di tali tematiche mancando una casistica abbastanza ampia e un monitoraggio all’altezza dello sviluppo del fenomeno adottivo. Il libro del prof Chistolini è uno squarcio sul futuro della famiglia adottiva  che non si limita all’inserimento scolastico e all’apprendimento della lingua, ma guarda al/alla figlio/a come ad una persona che cresce e si evolve diventando uomo/donna nella sua completezza.

Consigliato ai genitori che vogliono prepararsi al rapporto con i figli adulti.

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Mamma AlbaRosa: “Post-adozione e forum”

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 “Stiamo partecipando ad alcuni incontri riguardanti il post-adozione organizzati da GSD (Genitori Si Diventa) e una delle cose che è stata evidenziata è la chiusura all’esterno della famiglia adottiva dopo l’arrivo del bambino. Ciò è dovuto un po’ al notevole impegno che l’arrivo del bambino/a/i comporta ma soprattutto alla necessità di normalità a cui aspira la nuova famiglia quasi a voler dimenticare la propria origine.

Ci sono poi gli inevitabili problemi dell’inserimento in famiglia che molto spesso spaventano i neo genitori fino a procurare loro dei veri e propri sensi di colpa che li fanno sentire inadeguati o perfino a generare in loro la paura di aver fatto una scelta sbagliata.

Quello che spesso non si sa è che i problemi sono comuni a tutte le famiglie adottive e che il confronto è una delle migliori risorse di cui possono disporre e che dovrebbero cercare. Ma come è ampiamente dimostrato su questo forum, e anche su altri, le discussioni pre-adozione sono largamente partecipate mentre nel post le famiglie scompaiono e nel conto inserisco anche me stessa.”

 (fonte: forum AIBI)

Post-adozione. Le associazioni di famiglie

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Consiglio di dare un’occhiata al sito italiaadozioni.it. Qui si trova una lunga lista delle associazioni di famiglie adottive e affidatarie con relative sedi e rete operative in tutta Italia. Si può individuare quella più vicina a casa. Organizzano incontri a tema, gruppi di mutuo aiuto e alcune anche convegni. Ho dato un’occhiata ai siti. Alcuni sono molto organizzati, altri non sono aggiornati, ma non è detto che le attività di mutuo aiuto siano cessate. Ricordiamo che si tratta, di solito, di associazioni formate da volontari che vi lavorano nel tempo libero. Vale la pena ricordare che da ottobre 2011 si è costituita CARE, la rete di associazione di famiglie.

Il comunicato stampa che annuncia la costituzione del Coordinamento CARE.

Sabato 15 ottobre u.s., presso la sede del Centro Servizi per il Volontariato del Lazio, a Roma, il Coordinamento CARE – Coordinamento Associazioni Famiglie Adottive e Affidatarie in Rete- si è costituito come associazione di secondo livello.

Attivo già dal 2009, CARE ha deciso di darsi una forma giuridica per poter meglio rappresentare i suoi soci. È la prima volta, infatti, che un così grande numero di associazioni di famiglie si unisce in un unico organismo.

CARE è fondato da:  Associazione Genitori di Cuore, Associazione Genitori si Diventa Onlus,  A.G.A.p.e. Onlus, Zorba Associazione di Genitori Adottivi e Affidatari, AGA – Associazione Genitori Adottati, AFAIV – Associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita Onlus, Famiglie Adottive Alto Vicentino, Associazione Il brutto anatroccolo Onlus, Dammi la mano – Associazione di famiglie per l’accoglienza di minori, Batya – Associazione per l’affidamento, l’accoglienza e l’adozione, Associazione Dalla parte dei bambini Onlus, L’altromarsupio – Gruppo di genitori adottivi, Famiglie Adottive Online Onlus, Associazione La casa dei sogni, Associazione GenitoriChe.

I numeri sono imponenti: le quindici associazioni fondatrici del CARE hanno la forza di più di 1.700 soci e con le loro iniziative coinvolgono e sostengono più di 4.600 famiglie, in maggioranza affidatarie e adottive.

Provenendo da gran parte del territorio nazionale, le quindici fondatrici sono portatrici di tutte le specificità del loro territorio, e condividono principi, valori e finalità, prima fra tutte la centralità del supremo interesse del minore, come ribadito da tutta la normativa vigente.

CARE si muove in due direzioni principali: da un lato vuole essere punto di riferimento per le tante realtà di associazionismo famigliare, favorendo il dialogo e condividendo prassi ed esperienze tra le associazioni aderenti e non. Inoltre si pone come interlocutore con le Istituzioni che a vario titolo si occupano di minori in difficoltà.

“Attraverso il Coordinamento CARE le esperienze maturate dalle singole associazioni con le famiglie adottive e affidatarie, nelle diverse realtà territoriali – specifica la presidente Monya Ferritti – sono messe a sistema e costituiscono la base per attivare un confronto con le Istituzioni sulle scelte politiche in tema di adozione e affidamento familiare”.

Post-adozione. Mamma Maria: “Sono mamma da poco…”

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“Sei mesi fa è arrivata nostra figlia, uno scricciolo biondo di quattro anni. Siamo molto felici. Ci siamo preparati all’adozione internazionale frequentando i corsi di un ente della nostra zona. Invece, sorpresa delle sorprese, ci ha chiamato il Tribunale dei Minori per un’adozione nazionale. Ho la fortuna di conoscere piuttosto bene le operatrici dell’ente dove abbiamo fatto il corso per cui, in caso di bisogno, penso di rivolgermi a loro.

Non sono in contatto con nessun’altra famiglia. In compenso cerco di essere presente agli incontri serali organizzati nella mia ASL, ma con la piccola, adesso diventa tutto più difficile.”

Post-adozione. Il punto di vista dell’ente AIBI

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“Sostenere le coppie adottive in uno dei momenti più delicati della storia familiare: l’ingresso del figlio nella famiglia. Una proposta per migliorare l’accoglienza del bambino nel momento in cui il bisogno di sostegno alla coppia potrebbe essere maggiore. L’inserimento a scuola, l’accoglienza nella famiglia allargata e nella comunità: sono tutti passaggi fondamentali che possono mettere in difficoltà i genitori adottivi.

In queste fase la famiglia è lasciata sola.

Per legge viene stabilito, infatti, che la coppia sia seguita dai servizi territoriali nella fase di post-adozione solo se lo richiede; non si tratta di una tappa obbligatoria (legge 476/1998, articolo 31, lettera m).

La coppia, iper-selezionata e formata nella fase iniziale dell’iter adottivo, non viene più seguita e questo rappresenta un evidente vuoto legislativo. Solo cinque regioni italiane (Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna) hanno siglato un Protocollo operativo con i servizi territoriali per gestire il post-adozione.

Per Ai.Bi. dovrebbe diventare obbligatoria, ex lege, la fase di accompagnamento della coppia nel post-adozione, anche perché potrebbero essere proprio le famiglie che non lo chiedono ad avere bisogno di un aiuto maggiore.

L’accompagnamento nel post adozione è un lavoro che dovrebbe essere svolto dai servizi sociali la cui presenza sul territorio è capillare. Troppo spesso invece questo ruolo viene delegato agli enti, che fanno fatica con i loro mezzi a seguire coppie dislocate su tutto il territorio nazionale.”

(fonte: aibi.it)

Post-adozione. Cosa dice la CAI-Commissione Adozioni Internazionali

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La CAI è l’ente preposto alla sorveglianza del mondo delle adozioni internazionali in Italia. Oggi è un braccio operativo del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione.

Nel 2008 ha pubblicato un volume, scaricabile da internet, intitolato “Il post-adozione fra progettazione e azione”. Scritto in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, il volume fa il punto dell’offerta di servizi proposti alle coppie adottive da parte di enti e regioni nella fase delicata del post-adozione.

Dall’indagine CAI risulterebbe scoperta la parte della ricerca delle origini proposta solo da un piccolo numero di enti.  Inoltre è interessante constatare come la CAI chiarisca che non si possono catalogare “coppie buone o cattive” sulla base del successo adottivo perché ogni storia è una storia diversa. Piuttosto ci sono coppie in difficoltà che vanno aiutate con interventi concreti.

Di seguito alcuni stralci significativi della presentazione dei lavori che mettono in luce la necessità di un intervento più deciso e mirato da parte di tutti, in primis delle istituzioni.

(…) “Post-adozione come fase della vita in cui l’adozione, da traguardo che era, diventa l’inizio di un nuovo e ben più arduo percorso. (…) Negli anni questa esigenza di continuità tra il prima e il dopo può maturare, nel ragazzo adottato, in una vera e propria ricerca delle origini, fino ad un viaggio di ritorno che – spesso temuto dall’adottato più che non dai genitori adottivi – rappresenta il confronto con ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. 

(…) Per il minore adottato, la separazione e l’integrazione sono un’esperienza a cui molti soggetti, per lo più a lui sconosciuti, hanno progressivamente contribuito. È fondamentale che tutti questi soggetti siano ben consapevoli della responsabilità che, intervenendo nella vita di un altro essere, hanno assunto. La partecipazione all’attività formativa documentata in questo volume è il segnale della percezione e della coscienza di questa responsabilità. 

(…) L’impegno consistente in merito al post-adozione è da considerarsi la naturale evoluzione di un interesse che parte dagli approfondimenti su tutte le fasi del percorso adottivo: dall’informazione alla formazione dei genitori, dallo studio di coppia alla dichiarazione di idoneità, dall’abbinamento all’ingresso in Italia del minore adottato. Ed è proprio dall’ingresso del minore in Italia che prende le mosse il post-adozione, ingresso che rappresenta in qualche modo la realizzazione dell’adozione vera e propria. Se le fasi precedenti il percorso adottivo vedono la Commissione presidiare in particolare le garanzie di piena sussidiarietà, di equità e di legalità che portano all’ingresso del bambino adottato in Italia, in seguito è la particolare qualificazione degli interventi di supporto e sostegno del nuovo nucleo adottivo nel percorso di inserimento scolastico, di socializzazione e di costruzione di un’adeguata rete relazionale per il bambino nel post-adozione, che rende possibile non disperdere tutto il lavoro svolto in  precedenza. 

(…) Per quanto riguarda le Regioni è emersa una prevalenza di indicazioni e riferimenti dalle Regioni del Nord Italia, con la presenza di Regioni anche del Centro e del Sud Italia. In particolare sono risultati largamente presenti riferimenti normativi e riferimenti specifici, consistenti attività con le scuole, attività formative per gli operatori e organizzazione di lavori di gruppo, mentre l’accesso ai servizi nel post-adozione in caso di difficoltà è risultato attivabile su richiesta diretta, la collaborazione enti-servizi assente, difficile o minima nella maggioranza dei casi e la ricerca delle origini pressoché nulla.

In riferimento agli enti autorizzati, sono risultate largamente presenti modalità di lavoro in gruppi: gruppi con i genitori, di genitori e bambini adottivi, gruppi per il primo inserimento dei bambini all’arrivo e per un anno, gruppi di formazione e sensibilizzazione per insegnanti, gruppi di auto-mutuo aiuto, e in pochi casi gruppi per la ricerca delle origini. Corsi, formazione e sensibilizzazione sono rivolti in genere più al mondo della scuola.”

 (fonte: commissioneadozione.it)

Mamma Anna: “Il nostro post-adozione fai da te”

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“La nostra esperienza è un po’ particolare in quanto abbiamo adottato le nostre due figlie attraverso un ente che nel corso dell’ìter è stato chiuso dalla CAI. Per questo non abbiamo fatto nessun incontro preparatorio. Solo su nostra iniziativa abbiamo iniziato a frequentare i corsi del CIAI che ha una sede nella nostra città. Va da sé che il post-adozione potevamo solo sognarlo. Abbiamo mantenuto il rapporto con il CIAI anche negli anni successivi, ma quello che più ci è mancata è la telefonata di una famiglia adottiva amica con la quale confrontarci. Nessuno che ti chiama per sapere come stai, sommersi dalle mille incombenze che due figlie comportano…..ti fa sentire molto solo e senza argini. Ci siamo rivolti ad una psicologa privata che risiedeva in un’altra città. L’esigenza è sorta dalle problematiche di nostra figlia minore. Ci siamo trovati abbastanza bene. Dico “abbastanza” perché mio marito ha avuto delle riserve sul suo metodo d’indagine. Non abbiamo mai pensato di contattare i Servizi Sociali con incontri individuali di famiglia. Piuttosto abbiamo chiesto di essere inseriti in un gruppo di mutuo aiuto che però non ci soddisfa. Siamo in otto coppie con figli adolescenti: dovremmo essere entrati in sintonia perché ci frequentiamo da un po’. Invece nessun contatto, nessuna mail. Ci si trova lì è basta. Secondo me la responsabilità ce l’hanno anche le due psicologhe che gestiscono il gruppo. Sono molto giovani e non sono riuscite, secondo la mia opinione di profana, a creare un clima accogliente che faccia interagire le persone. Una volta mi sono azzardata a raccontare un episodio successo in casa e una di queste si è espressa così: “ Siete più agitati dei vostri figli”. A me è sembrata un’uscita infelice. Scusa, io vengo qui perché sono in difficoltà, già mi faccio mille domande e mi porto addosso mille dubbi e tu esprimi un giudizio così superficiale? Mi conforta che altre coppie, che hanno avuto altre esperienze di mutuo aiuto, e quindi sono più collaudati di noi, abbiano espresso la mia stessa perplessità. Oggi sono tre anni che le nostre figlie sono in Italia. Abbiamo le stesse esigenze: un rapporto franco con altre coppie che stanno vivendo o hanno vissuto le nostre difficoltà.”

Post-adozione. Papà Sergio: “L’adozione riuscita è il risultato coeso di più forze”

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“Per adottare bisogna essere in due, possibilmente supportati dalla scuola, da servizi sociali idonei, da figure professionali preparate sul tema dell’adozione, per affrontare le varie problematiche che si presentano nel percorso di crescita dei ragazzi adottati, soprattutto se già grandicelli. L’impegno e la fatica costanti spesso ci scoraggiano e ci lasciano affranti di fronte alle sconfitte dei nostri figli, lo sforzo per rialzarsi insieme a loro e continuare nonostante tutto diventa un macigno insopportabile, la speranza di vederli spiccare il volo a volte un miraggio e un pio desiderio.

A parole tutti ti capiscono, ma in realtà quando si tratta di aiutarli, sia la scuola sia il mondo del lavoro si defilano.”